Elogio dell’Imperfezione…

Il mio procedimento nel fare una foto astronomica non è diverso da quello di molti altri che si cimentano nel mio stesso hobby…

Anzi, penso che la logica da seguire sia sempre più o meno la stessa: si identifica un oggetto che ci affascina e si iniziano a pianificare le sessioni di ripresa (lunghezza focale necessaria, inquadratura da catturare, durata delle esposizioni totali). Poi si guarda ansiosamente se il Meteo è d’accordo con i nostri piani e se il calendario ce li permette. Arrivato il momento giusto si inizia, si monta il setup e si scatta. Ma questa è solo la prima parte, alla fine. Una volta completata la raccolta dei nostri scatti, si riversa tutto nel nostro computer e si danno i file in pasto ai programmi di elaborazione, iniziando la seconda parte: questa è importante quanto la prima, ma risente enormemente del risultato della fase di ripresa: migliori saranno i file ottenuti durante la fase di acquisizione, più semplice (si fa per dire…) sarà la fase di post-produzione. Ok, perfetto, questo in linea teorica. In pratica la seconda parte non è proprio così diretta e semplice, proprio no…

La Post-Produzione è una parte del processo che, pur passando attraverso dei passi fissi (e qualche volta automatici) racchiude in sè il fascino particolare del gusto personale. Potremmo far riprendere lo stesso oggetto da 100 persone diverse, con lo stesso telescopio ed uguali modalità di acquisizione: arriveremmo comunque a 100 foto simili ma ognuna profondamente diversa dall’altra. E’ il fascino dell’Arte, del Gusto, della definizione di uno Stile, della propria Firma personale. E la cosa bella è che è tutto perfettamente corretto: tempo fa fui colpito da una discussione su un forum, qualcuno aveva postato una foto della Nebulosa di Orione. Era completamente bruciata, posterizzata e con i colori iper saturi. Qualcuno l’aveva fatto notare e la risposta dell’autore era stata: “E’ la mia versione della Nebulosa di Orione!”. Come dargli torto? L’Astrofotografia è un hobby che si trova a cavallo tra Scienza, Astronomia, Fotografia e…Arte! E come l’Arte, nasce da un’Ispirazione (il Soggetto) ed arriva ad un’Idea (la nostra interpretazione). La difficoltà sta nel trovare il percorso corretto nel condurci alla nostra meta. Ed è qui che inizia la storia che vi voglio raccontare…

Un Fiore Blu nello Spazio, NGC 7023

Avevo deciso di dedicarmi alla Nebulosa Iris (NGC 7023), una meravigliosa nebulosa a riflessione circondata da spesse volute di polvere cosmica, a circa 1400 anni luce di distanza da noi. Per capire meglio, una nebulosa a riflessione riflette la luce delle stelle che la circondano, creando un sottile equilibrio di luminosità tra le parti riflettenti e colorate e le parti scure e troppo dense. Un fenomeno simile possiamo osservarlo anche sulla Terra, quando le nuvole mostrano uno strato che riflette la luce del Sole. mentre il resto della nube blocca il passaggio della luce solare. La Nebulosa Iris riflette la luce di una stella blu, calda e giovane, dal nome poco poetico di HD200775. E’ veramente uno spettacolo grandioso. Ma il percorso per arrivare alla foto finale non è stato semplice e diretto. Learning by Doing…Imparare facendo…

La Prima Fase: Pianificazione ed Acquisizione

La prima fase è stata relativamente semplice: soggetto individuato e riprese fatte con il Newton 200/1000 perchè volevo avere un taglio ben piazzato sulla nebulosa a riflessione, lasciando le polveri a fare da sipario. Anche l’idea dell’ inquadratura era molto chiara, come le ore totali di esposizione: volevo puntare alle venti ore totali di integrazione. In realtà sono arrivato a 19 ore e 16 minuti, comunque niente male dal mio giardino di casa…La fase lunare media è stata del 36,9% (media pesata) quindi la maggior parte delle riprese l’ho fatta senza Luna ma ho dovuto gestire l’inquinamento luminoso con un filtro a Banda Larga (questi filtri limitano l’impatto dell’Inquinamento Luminoso preservando i colori naturali delle stelle e la loro luminosità). Ogni scatto era composta da pose da 240 secondi, sufficienti a raccogliere il segnale delle polveri senza saturare la luce della stella luminosa dentro il cuore dell’Iris. Tutta la fase di acquisizione mi ha impegnato per un totale di quasi due mesi, suddivisi in sette sessioni singole, da Ottobre a Dicembre 2025. Appena terminata l’ultima sessione, ho fatto lo stacking e la calibrazione dei Light frame (contenenti le immagini dell’oggetto): di seguito il risultato iniziale, non male ma c’era da lavorare, ovviamente…

Stacking Grezzo: Stacking totale di 289 frame da 240 secondi. calibrati con Dark, Flat e DarkFlat. Fase Lineare (STF), segnale pulito ma piatto.

Seconda Fase: primi passi nell’elaborazione e primi problemi

La Nebulosa Iris non è un soggetto semplice: da una parte c’è il nucleo blu che tende ad essere troppo luminoso ed a bruciare i dettagli, dall’altra parte troviamo le polveri che chiedono di essere esaltate. Ma aumentando la visibilità delle polveri si brucia il Core blu della nebulosa. Insomma la solita situazione della coperta troppo corta… Inoltre le polveri dovrebbero essere elaborate mantenendo la loro “polverosità”, quella minima granulosità che le fa “puzzare di polvere cosmica”, mantenendo una morbida setosità, come quella delle nuvole dei temporali: la Natura ci mostra già tutto, siamo noi che dobbiamo imitarla. Non lo dico io, lo diceva Aristotele. Quindi la mia idea di risultato finale era già ben chiara nella mia mente, dovevo soltanto percorrere i passi giusti, da un tentativo all’altro. Per fortuna i primi passi in genere sono sempre gli stessi (chiedo scusa in anticipo se andrò un pò sul tecnico…).

Sul file iniziale e calibrato ho iniziato ad applicare la SPCC (SpectroPhotometric Color Calibration), un processo che, prendendo come riferimento le stelle di colore bianco nell’immagine, calibra i colori, assegnando ad ogni pixel il valore giusto. Una volta bilanciati opportunamente i colori, ho usato la MSGC (Multi-Scale Gradient Correction), un processo che rimuove i gradienti luminosi artificiali (dovuti all’inquinamento luminoso), scurendo il fondocielo e facendo risaltare la nebulosità e le polveri. A questo punto ho applicato BlurXterminator per fare la la Deconvoluzione (un processo matematico che affina l’immagine, rifinendola) e ridotto infine il Rumore complessivo con una leggera passata di Graxpert Denoise, lasciando comunque la grana naturale delle polveri. Quindi ho separato le Stelle dalla Nebulosa usando StarXterminator, per poter lavorare più agevolmente sul Segnale delle polveri, senza bruciare le immagini stellari. Questi che ho descritto sono di solito i passi iniziali di ogni mia elaborazione, anche se recentemente ho apportato qualche modifica all’ordine dei processi (ad esempio anticipando il Denoise) oppure aggiungendone qualcuno, come il Gradient Correction di Pixinsight oppure l’estrazione dello sfondo con Graxpert, a seconda dei casi. In linea di massima, tendo ad essere più conservativo nella prima parte dell’elaborazione, per non fare più danni del dovuto e non mangiarmi del Segnale raccolto in fase di acquisizione. fatti questi primi passi, a questo punto la mia immagine era pronta per passare dalla fase lineare a quella non lineare, quella finale.

Nota per i meno esperti: per poter evidenziare il segnale più tenue e poter poi visualizzare la foto finale, è necessario passare dalla cosiddetta Fase Lineare (dove il valore relativo dei pixel è appunto reciprocamente lineare) alla Fase Non-Lineare, attraverso degli algoritmi di stretching (stiracchiamento) dell’immagine. Questo processo aumenta in maniera statistica il valore di ogni singolo pixel e permette alla foto di emergere dal buio. E meravigliarci.

Seconda Fase: primi problemi e prime bozze

Come ho detto, a questo punto nel passaggio alla Fase Non-Lineare (applicando uno stretch all’immagine) si entra nell’ambito interpretativo ed artistico. Per comodità, la maggior parte del lavoro si fà sullo starless, la versione dalla quale vengono eliminate le stelle. Queste verranno riaggiunte alla fine, quando saremo contenti del risultato ottenuto sullo starless.

Ok, partiamo (non vi spaventate per i termini tecnici): Stretch con Histogram Transformation, secondo stretch di fino con GHS (Generalized Hyperbolic Stretch) per aumentare il contrasto dell’immagine. Passaggio in CT (Curve Transformation) e veloce passaggio con LHE (Local Histogram Equalization)…è quasi fatta! Ecco la mia prima bozza…

Bozza 1 (Il problema del bilanciamento e del viraggio cromatico): Prima Bozza di NGC 7023. Una schifezza…E L’HO PURE FIRMATA!

Mamma mia! Che roba! Dove sono le delicate volute di polvere? Sempra una nebulosa Iris avvolta dallo smog. Si intravedono le polveri, ma forse sono stato troppo conservativo nello stretch. Non assomiglia per niente alle immagini della Iris che girano in rete, mi piace il contrasto cromatico ma forse dovrei spingere di più. Ok, ripartiamo dallo starless pulito, rifacciamo lo stretch HT, GHS, CT, più LHE, più saturazione, esaltiamo di più il Blu e…quarta Bozza!

Bozza 4 (Il problema del bilanciamento e del viraggio cromatico): Nel Blu dipinto di Blu…troppo blu…

Quarto giro, quarta bozza. Qui il nucleo prende una decisa tinta blu, anche bella in effetti. Il problema è che questa tinta violacea si propaga al resto della foto, facendola virare troppo dal marroncino grigiastro che cercavo ad un grigio-viola tossico. In questo caso però le polveri sono più opalescenti e più visibili (il LHE ha funzionato meglio). Ma sono ancora lontano dalla mia idea di Nebulosa Iris…il blu del core va bene, ma il colore delle polveri no, le voglio più contrastate a livello cromatico. Così decido di applicare una maschera al core (RangeSelection per crearla su Pixinsight) e spingere sul colore della polvere. Pessima idea…

Bozza 6 (I disastri da mascheratura): NGC 7023 psichedelica…

La sesta bozza è il muro contro il quale si schianta la mia elaborazione: la maschera non ha funzionato, il blu del core si slava strabordando fuori dal nucleo, sputandolo fuori quasi tridimensionalmente e creando un’incisione troppo netta, quasi una macchia di azzurro pallido su un muro marroncino. Però, nota positiva, le polveri più tenui iniziano ad assumere quella setosità che andavo cercando. Quindi forse qualche passo che avevo compiuto era nella giusta direzione. Comuque, tentativo fallito…torniamo indietro!

Bozza 12 (I disastri da eccesso di LHE/Denoise): Nebulosa Iris vista attraverso un box doccia anni ’80…

Vi risparmio la visione di tutte le bozze e vado direttamente alle più significative (non ringraziatemi…). Dopo altri tentativi tra maschere a coprire il Nucleo della Iris, saturazione differenziale dei colori e applicazione di LHE (Local Histogram Equalization, un processo che marca il microcontrasto locale) inizio ad avvicinarmi a quello che avevo in mente. Tutto contento la mostro ai miei amici astrofotografi e capisco che la strada da fare è ancora lunga. Un commento sincero in particolare: “sembra la Iris vista…sai da quei box doccia anni ’70-’80? Eh, tipo così…” mi fa capire che sono vicino all’obiettivo su alcuni aspetti, come il contrasto cromatico, ma lontano dalla resa setosa e sfumata delle polveri. Forse ho esagerato con LHE e Denoise…continuiamo…riduco molto l’impatto di questi due processi ed il mio Starless si trasforma (ed è l’occasione di mostrare lo Starless, finalmente…)

Bozza 13 (La Svolta, polveri fluide): Starless. Iniziamo ad avvicinarci, un lampo Iris in una nube in tempesta

E’ proprio lo starless che mi fa capire che sono quasi arrivato al mio obiettivo, tra maschere di protezione, saturazione, Curves Transformation, processi dai nomi impronunciabili e frustrazioni varie. Sono passati due mesi e inizio a vedere una luce (decisamente Blu…) in fondo al tunnel. Ultimi ritocchi con leggero LHE a sottolineare leggermente le polveri, un pizzico di saturazione in più sui mezzitoni e passaggio finale in Photoshop per rivedere bilanciamento dei colori, valori totali ma soprattutto per aggiungere le stelle e chiudere il discorso. Ecco a voi di seguito la Sedicesima Bozza, finale (che ho ulteriormente aggiustato a distanza di sei mesi, ma poca roba…). Lavoro concluso e piena soddisfazione!

NGC 7023 in tutto il suo splendore, con bilanciamento perfetto tra core e polveri opalescenti. Versione finale.

In conclusione

L’Astrofotografia ti insegna una grande lezione: la Perfezione esiste solo nella nostra mente ed è quella cosa alla quale dobbiamo tendere ad ogni costo. Questa foto non è perfetta, assolutamente, ma lo è per me, con la consapevolezza che se dovessi rimetterci le mani tra un anno probabilmente cambierei qualcosa. Quindi la Perfezione non è uno stato assoluto, ma è un processo, un viaggio personale, irripetibile e difficile da giudicare per altri: ognuno fa il proprio e sa quando è necessario fermarsi. Non ho la pretesa di essere perfetto o, peggio ancora, di fare il Guru: questo è il risultato della mia esperienza con la Iris Nebula, attraverso le mie continue imperfezioni.

Cieli Sereni!

4 thoughts on “Elogio dell’Imperfezione…”

  1. Ciao Stefano,
    Volevo farti i miei più sinceri complimenti sia per la foto finale “oggettivamente” molto bella! 🙂
    Leggendo il tuo percorso mi è venuta una riflessione personale proprio sulla fase di post-produzione.
    La parte di elaborazione dell’immagine è un vero e proprio scoglio per me.
    Mentre la fase di acquisizione ha delle regole logiche e strumentali abbastanza chiare (strumentazione, messa a fuoco, stazionamento, scelta dei tempi etc..), quando si aprono software come PixInsight/Siril/Photoshop e ci si trova davanti ai relativi strumenti il rischio di perdersi è altissimo.
    Soprattutto per chi ha poca dimestichezza coi software “fotografici”, potrebbe anche far desistere chi trova invece appagante tutta la lavorazione di acquisizione per poi ritrovarsi con il grezzo che tale rimane o diventa peggio probabilmente :-).

    Comunque diciamo che l’astrofotografia è una materia con piu capitoli, tutti da percorrere con spirito e tenacia.
    Alla fine rimane il percorso più che il risultato in sè 🙂

    Grazie per aver condiviso tutto il tuo processo che c’è stato dietro alla foto!
    Cieli sereni anche a te!

    1. Ciao Sergio,
      innanzitutto volevo ringraziarti per aver dedicato del tempo per leggere il mio articolo e commentarlo.
      Hai perfettamente ragione, anche la mia esperienza è stata simile alla tua (e conosco perfettamente la sensazione che descrivi): in confronto all’elaborazione, l’acquisizione può sembrare addirittura relativamente semplice.
      Però credo che un workflow robusto sia una grossa àncora di salvezza per superare la “Sindrome del foglio bianco” che ci può bloccare quando iniziamo ad elaborare. Ad esempio, io ho ben definito i passi che devo fare per tutta la fase lineare dell’immagine. Poi, una volta partito con i primi stretch, inizio a seguire il mio gusto personale, facendo continuamente dei controlli riguardo la “veridicità” della mia elaborazione.
      Attualmente uso Pixinsight e poi passo a Photoshop solo per il minimo lavoro di rifinitura.
      Tu che software e che workflow usi?

  2. Ciao Stefano,
    io nella mia poca esperienza cerco di utilizzare Siril e poi in Gimp.
    Devo ancora definire un workflow persistente diciamo, il mio problema probabilmente è seguire un flusso definito.
    A volte mi perdo sistematicamente, e mi passa la voglia.. :D:D

    S.

    1. Ciao Sergio,
      capisco la sensazione. Il workflow in elaborazione, almeno agli inizi dell’esperienza, come detto è qualcosa che ti disorienta.
      Siril è un ottimo programma, lo uso ancora (secondo me il GHS di Siril è più semplice).
      Ho usato anche Gimp per rifinire le prime foto.
      Quando sono passato a Pixinsight, ho comprato un libro per capire la logica del workflow.
      Se posso aiutarti, dividiamo il workflow in due parti, Lineare e non Lineare (scusa se vado su concetti molto basilari, ma non conosco il tuo livello di esperienza).
      Nella fase Lineare, subito dopo lo stacking, “pulisci il segnale” usando “Estrazione dello sfondo”, “Calibrazione del Colore” (se fai il Plate Solving dell’immagine puoi usare la Spectrophotometric Color Calibration) e “Neutralizzazione dello Sfondo”. Ora hai calibrato i colori dell’immagine.
      Sempre in fase Lineare, fai un Denoise senza esagerare (usando per esempio Graxpert) e la Deconvoluzione (puoi usare direttamente quella di Siril, ma è un pò macchinosa. Altrimenti prova BlurXterminator, hai un mese di prova gratis).

      A questo punto, la fase Lineare è finita e puoi passare alla fase Non-Lineare, dove “Estrai l’immagine”.
      Prima però ti consiglio di fare la Separazione Stellare (con Starnet++, dovresti averlo installato su Siril), in modo da lavorare separatamente sulla parte Non-Stellare (starless) e sulle Stelle (starmask).
      In Non Lineare, devi partire da una serie di stretch che “stirano” l’immagine facendola emergere dal buio del Lineare.
      Togli lo stretch di visualizzazione e scegli uno degli (puoi partire da un tocco di “Trasformazione Asinh” e poi passare a “Trasformazione Istogramma”). Una volta che hai raggiunto un livello di stretch accettabile (come lo capisci? Ti piace il bilanciamento tra luci, Mezzitoni ed Ombre, semplice: stai definendo il tuo stile…), poi dai un tocco di “Curves Transformation” e la foto è praticamente finita. Se ti piace, la esporti in Gimp e lavori su Luminosità e Saturazione.
      Questo è un workflow molto basic e molto generale, ma può essere un buon punto di partenza.Fammi sapere che ne pensi.

      A proposito, su Facebook ho appena aperto un Gruppo (chiamato Astropicture Academy) dove poter postare liberamente le proprie foto per ottenere feedback per migliorare. Ti aspetto anche lì.

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